Di seguito l’intervista al Trio Euphoria, realizzata da Leonardo Novi e Alessandro La Bella.
Come mai il nome Euphoria? Ritenete che si debba vivere il vostro spettacolo con un pizzico di questo elemento oppure ne siete l’emblema?
Perché rispecchia quello che facciamo e quello che vogliamo trasmettere ed anche perché l’euforia racchiude una quantità di sensazioni e sentimenti, dalla gioia alla malinconia. Tuttavia noi non riteniamo essere l’emblema dell’euforia, ma siamo euforiche nel senso di “mascalzone”.
Il vostro spettacolo coinvolge tutte le fasce d’età, dal palco trasmettete tanta energia e gioia: ma dove trovate tanta volontà e forza ma anche tanta simpatia che ricorda quella degli spettacoli cabarettisti del secolo appena concluso, per tirare fuori delle performance così di alto tessuto teatrale?
L’energia e la volontà le troviamo grazie al nostro lavoro, che ci dà anche una certa disciplina, e grazie alla musica stessa; anche semplicemente se prendiamo lo strumento in mano e iniziamo a suonare insieme, da quattro “zombi” che siamo prima di suonare diventiamo radiose sprizzando gioia, o meglio musica, da tutti i pori. Bisogna dire anche che questa nostra tanta energia e volontà sono dovute allo spirito di gruppo che c’è in noi. Siamo quattro donne che veniamo da culture diverse, con carattere diverso e nonostante tutto riusciamo a trovare qualcosa che ci leghi. Siamo un gruppo i cui componenti sono disponibili l’uno con l’altro e questo ci rende molto solidali tra di noi. Si può dire che in noi c’è l’elemento convivenza che ci lega e ci rende unite.
Quali sono le vostre fonti di ispirazione, o meglio, quali sono gli stimoli per creare le scene dei vostri spettacoli?
Di solito noi scegliamo un pezzo, molte volte anche famoso, che a noi piace suonare, per giocare con esso. Magari ascoltando il ritmo ci viene in mente qualcos’altro e lo trasformiamo. Utilizzando anche i diversi percorsi formativi che ognuna di noi ha avuto e le proprie conoscenze riusciamo a creare qualcosa di bello. A volte ci capita di lavorare ad un arrangiamento talmente tanto che poi risulta diverso dall’originale.
Il vostro è un percorso lungo che vi lega ormai da tanti anni. Quali obiettivi adesso vi state ponendo? Svelateci qualcosa su i vostri prossimi progetti e sulle prossime date!
In questo periodo cerchiamo di far circolare al meglio il nostro nuovo spettacolo. Abbiamo debuttato a novembre però a causa dell’entrata in maternità della violoncellista abbiamo dovuto fermarci. Quindi è stata un bella sfida riadattare i brani, invece che per un quartetto, per un trio. Presto lei rientrerà e speriamo di portare in scena più possibile questo nostro spettacolo, in cui riponiamo tutta la nostra fiducia. Crediamo di meritare molte più repliche, ma se pensiamo al fatto che noi siamo un gruppo autonomo, da questo punto di vista ci accorgiamo di avere un’ ottima richiesta dovuta anche al passa parola. Un obbiettivo importante che ci poniamo nei nostri spettacoli è quello di non tralasciare la tecnica, pur conciliandola con il movimento dei piedi, delle gambe, e in generale con la performance.
L’elemento più importante di un gruppo è la complicità, la sintonia che c’è tra i componenti è essenziale e probabilmente la vostra è nata proprio da un’amicizia. Cosa vi sentite di dire ai giovani gruppi emergenti?
Bisogna precisare che il nostro gruppo non è nato da un’amicizia, ma nemmeno da un’inimicizia; più che altro è nato da un legame professionale che col passare degli anni è diventata amicizia. Ci sono state diverse modifiche all’interno del gruppo, alcuni membri se ne sono andati via per diversi motivi. Noi quattro siamo insieme da 11 anni circa e si può dire che è la versione definitiva del gruppo. Ai giovani gruppi emergenti, oltre a “in bocca al lupo” e “forza e coraggio”, ci sentiamo di dire che le cose vanno fatte con amore e passione e l’importante è fare qualcosa che piace. Infine molto importante è essere motivati, pensare di studiare non perché arriverà qualcuno per dirti “bravo”, ma perché ti fa sentire bene.








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